Emozioni messe al bando? è ora di riabilitarle!

Ansia forte e attacchi di panico sono sintomi che comunemente portano a richiedere una consulenza psicologica, con l’intento di liberarsene. Compito del terapeuta è fornire una lettura nuova, che valorizzi l’emozione e le dia significato.

“So che le sembra strano quello che le sto per dire, ma a breve imparerà a ringraziare la sua ansia. Del resto, se abbiamo perso la coda, ma non l’ansia, un motivo c’è!”.

Dall’altra parte vedo stupore, una faccia immobile che ancora non sa come rispondere alle mie parole. Posso quasi sentire gli ingranaggi del cervello che si muovono rapidamente, nel frenetico tentativo di elaborare quello che ho appena detto.
La mia formazione terapeutica mi ha portato a credere negli approcci “strong”, perturbare per cambiare. Maggiore è la perturbazione, maggiore è il cambiamento, ovviamente in una cornice di sicurezza e di progetto terapeutico dotato di senso. Ciò vuol dire che spesso è necessario sconvolgere la visione che il paziente porta del suo sintomo, quasi sempre visto come inaccettabile, fonte di sofferenza, vergogna, paura. Ciò che comprensibilmente manca, è l’altra faccia della medaglia, se vogliamo il “vantaggio secondario” del sintomo. Nello specifico di ansia e attacchi di panico, quello che manca è la funzione (importantissima!) che questa attivazione svolge, in termini di pensieri, emozioni e comportamenti.

Non amo parlare di emozioni positive e negative, tento di condividere con i miei pazienti una visione non giudicante di quello che sperimentano, favorendo invece un atteggiamento esplorativo e curioso su quello che gli accade. Facciamo un esperimento? Proviamo a pronunciare le parole “sento il cuore che batte e il fiato corto”, in seguito proviamo a dire “sono ansioso, sto avendo un attacco di panico, sto male, c’è qualcosa in me che non va”. Diverso, vero?.

Spesso il vero problema non è l’esperienza, bensì la descrizione dell’esperienza. L’attivazione fisica è una cosa, la lettura che ne diamo è un’altra. Terapeuta e paziente possono, armati di pazienza, andare alla ricerca del perché e del come si sia arrivati alla situazione attuale. Quello che presto scoprono è che l’ansia è un efficace segnalatore, come una sirena insistente e insilenziabile, che fa esattamente quello che una sirena deve fare: il più casino possibile, finché non arrivano i soccorsi o finché la situazione non torna ad uno stato di sicurezza. Comprendere questa funzione e riconoscere quale sia lo stato di allarme, è il primo passo per permettere all’ansia di attenuarsi, mutando il suo vestito da nemico ad alleato